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Danno non patrimoniale e tabelle milanesi: la Cassazione chiarisce i limiti della personalizzazione d'ufficio

La liquidazione del danno non patrimoniale da sinistro stradale è uno dei temi più dibattuti nel diritto assicurativo italiano. Le tabelle milanesi, elaborate dal Tribunale di Milano e ormai considerate il parametro di riferimento nazionale per la quantificazione del danno biologico, rappresentano il punto di partenza per ogni liquidazione. Ma il giudice può discostarsi da queste tabelle per personalizzare il risarcimento? E se sì, a quali condizioni?

La Corte di Cassazione è tornata sul punto con una recente pronuncia che merita attenzione. Il principio di fondo è questo: le tabelle milanesi costituiscono il parametro equitativo di riferimento per la liquidazione del danno non patrimoniale, ma il giudice può — e in alcuni casi deve — personalizzare il risarcimento in aumento (o in diminuzione) quando le circostanze concrete del caso lo richiedono. La personalizzazione, però, non è automatica: il giudice deve motivare espressamente le ragioni per cui si discosta dai valori tabellari, indicando quali specifiche circostanze del caso concreto giustificano l'aumento.

Cosa significa «personalizzazione d'ufficio»? Significa che il giudice può aumentare il risarcimento anche se il danneggiato non ne ha fatto espressa richiesta. È un potere che deriva dal principio di equità che governa la liquidazione del danno non patrimoniale: se le tabelle prevedono un valore standard, ma il caso concreto presenta elementi che rendono quel danno più grave del normale (per esempio, una invalidità permanente che incide in modo particolare sulla vita lavorativa o relazionale della vittima), il giudice deve tenerne conto.

La Cassazione ha però messo in guardia da un uso disinvolto di questo potere. L'aumento rispetto alle tabelle non può essere generico o immotivato. Il giudice deve indicare: quali sono le circostanze specifiche che rendono il caso diverso dalla media; come queste circostanze incidono concretamente sulla vita del danneggiato; qual è il criterio di calcolo utilizzato per quantificare l'aumento. In mancanza di questi elementi, la sentenza è censurabile in Cassazione per difetto di motivazione — esattamente come accade per il danno riflesso.

Nella pratica, cosa significa per chi ha subìto un sinistro? Significa che se le tue lesioni hanno avuto un impatto particolarmente grave sulla tua vita — per esempio, ti hanno impedito di continuare a praticare uno sport che era fondamentale per il tuo benessere, o ti hanno precluso opportunità di carriera — devi portare questi elementi all'attenzione del giudice (o del perito assicurativo in fase di negoziazione stragiudiziale). Più il quadro è documentato (certificati medici, testimonianze, perizie di parte), più è probabile ottenere una personalizzazione in aumento del risarcimento.

Con l'entrata in vigore della Tabella Unica Nazionale (TUN), questo tema diventa ancora più attuale. La TUN, infatti, uniforma i criteri su tutto il territorio nazionale, ma lascia comunque spazio alla personalizzazione equitativa. La Cassazione, proprio nelle recenti pronunce sulla TUN (sentenza 8630/2026), ha confermato che il giudice conserva il potere-dovere di adeguare il risarcimento alle peculiarità del caso concreto.

Se hai subìto un sinistro e vuoi capire se il tuo risarcimento può essere personalizzato in aumento rispetto alle tabelle, contattaci: i nostri esperti valuteranno il tuo caso e ti aiuteranno a ottenere il giusto indennizzo.

Fonte: Studio Cataldi (10 aprile 2026)