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Incidente con un cinghiale o un capriolo: chi paga i danni e come ottenere il risarcimento

Ogni anno in Italia si verificano migliaia di incidenti con fauna selvatica. Cinghiali che attraversano la strada di notte, caprioli che spuntano all'improvviso da un campo, daini che tagliano la provinciale al crepuscolo. Il danno materiale può essere ingente — dall'ammaccatura del paraurti alla distruzione completa del veicolo — ma quello che molti automobilisti non sanno è come ottenere il risarcimento, e da chi.

Il quadro normativo è stato chiarito da due recenti sentenze della Cassazione (numeri 2526 e 2528 del 2026) che hanno affrontato il tema della responsabilità per danni da fauna selvatica, distinguendo tra aree protette, strade provinciali e autostrade.

La regola generale è che la responsabilità ricade sull'ente pubblico competente per la gestione della fauna sul territorio attraversato dalla strada. Per le strade provinciali e comunali, il risarcimento va richiesto alla Regione, che ha competenza sul patrimonio faunistico. Per le strade all'interno di parchi nazionali o aree protette, risponde l'ente gestore del parco. Per le autostrade e le strade statali, invece, la responsabilità è della società concessionaria che ha l'obbligo di recintare adeguatamente la carreggiata.

Ma attenzione: la Cassazione ha recentemente ribadito un principio fondamentale che molti automobilisti ignorano. Non basta dimostrare di aver subito un danno: il conducente deve anche provare di aver adottato una condotta di guida diligente. In parole povere, se viaggiavi a velocità eccessiva, se non hai tenuto conto della segnaletica che indicava il pericolo di attraversamento animali, o se avresti potuto evitare l'impatto con una manovra ragionevole, il risarcimento può essere ridotto o negato.

L'onere della prova, ha chiarito la Suprema Corte con la sentenza 2528/2026, grava sul conducente danneggiato. Questo significa che è l'automobilista a dover dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare l'incidente, e non l'ente pubblico a dover provare il contrario. Un'inversione dell'onere probatorio che può rendere complesso ottenere il risarcimento completo.

Cosa fare subito dopo un incidente con fauna selvatica? Primo: fermarsi in sicurezza e accendere i quattro indicatori di direzione. Secondo: chiamare le forze dell'ordine — Polizia Stradale o Carabinieri — per verbalizzare l'accaduto. Il verbale è essenziale perché attesta data, ora, luogo e dinamica. Terzo: scattare foto del veicolo danneggiato, della strada, della segnaletica presente e, se possibile, dell'animale. Quarto: se ci sono testimoni, raccogliere i loro contatti.

Un dettaglio spesso trascurato: se l'animale è ancora sul luogo dell'incidente, non toccatelo e non spostatelo. Potrebbe essere ferito e reagire in modo aggressivo, oppure potrebbe essere portatore di malattie. Lasciate che se ne occupino le autorità competenti.

Per la richiesta di risarcimento, è necessario inviare una raccomandata con ricevuta di ritorno all'ente responsabile, allegando copia del verbale delle forze dell'ordine, le foto, il preventivo di riparazione del carrozziere e una relazione dettagliata dell'accaduto. I tempi di risposta variano da Regione a Regione, ma in genere si attestano tra i 60 e i 120 giorni.

Se l'ente rifiuta il risarcimento o offre una somma insufficiente, è possibile ricorrere al giudice di pace per danni fino a 5.000 euro, o al tribunale civile per importi superiori. In questi casi, la consulenza di un esperto in infortunistica stradale è fondamentale per dimostrare la condotta diligente e ottenere un risarcimento equo.

Se hai subito un incidente con fauna selvatica e non sai come muoverti, contattaci: il nostro team valuta gratuitamente il tuo caso e ti guida nella richiesta di risarcimento verso l'ente competente.

Fonte: Il Sole 24 ORE, Anna Mulassano (2 giugno 2026) / Altalex (7 luglio 2026)