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Senza cintura di sicurezza scatta il concorso di colpa: il maxi risarcimento da 270mila euro ridotto del 50%

Il Tribunale civile di Monza ha emesso una sentenza che fa chiarezza su un tema delicato: quanto incide la mancata cintura di sicurezza sul risarcimento spettante ai familiari di una vittima della strada? La risposta è: molto, anche quando la dinamica dell'incidente è interamente attribuibile a un terzo.

Il caso riguarda un giovane di 27 anni, residente nel Comasco, deceduto il 16 febbraio 2020 sull'autostrada Torino-Venezia all'altezza di Brugherio. Viaggiava sul sedile posteriore di una Mini Cooper che era stata urtata durante un sorpasso azzardato. La conducente di una jeep, alla velocità di 140 chilometri orari, aveva effettuato una manovra sconsiderata di cambio corsia, causando la carambola della Mini contro il guard rail. Il 27enne fu scaraventato fuori dal parabrezza e investito da un'altra auto in transito.

La vittima era un brillante laureato in Scienze filosofiche all'Università degli Studi di Milano, con una tesi sul colonialismo interplanetario già pubblicata. La giudice Maddalena Ciccone ha riconosciuto che, se la sua esistenza non fosse stata tragicamente stroncata, il giovane avrebbe avuto davanti una promettente carriera di ricercatore. Per questo ha applicato il massimo punteggio previsto dalle tabelle per la liquidazione del danno da perdita del rapporto parentale, riconoscendo oltre 270mila euro a padre, madre, fratello e nonna.

Fin qui, una vittoria per i familiari. Ma la sentenza contiene un passaggio cruciale che dovrebbe far riflettere chiunque salga in auto: il risarcimento è stato ridotto del 50% per concorso di colpa della vittima, che non indossava la cintura di sicurezza. La giudice ha scritto nero su bianco: la circostanza che il giovane sia stato sbalzato fuori dall'abitacolo dimostra che non usava correttamente le cinture. Se le avesse allacciate, sarebbe sopravvissuto — come dimostra il fatto che gli altri occupanti della Mini, che indossavano la cintura, si sono salvati.

Questo principio ha un impatto diretto sul quantum risarcitorio. Il concorso di colpa del danneggiato ai sensi dell'articolo 1227 del Codice civile riduce proporzionalmente il risarcimento. Nel caso specifico, la riduzione del 50% significa che i familiari riceveranno circa 135mila euro anziché 270mila. Una differenza sostanziale, che deriva unicamente dalla mancata cintura.

La sentenza tocca anche un tema importante per la quantificazione del danno: il lucro cessante da carriera interrotta. La giudice ha valorizzato la prospettiva professionale del giovane, riconoscendo che i traguardi che avrebbe raggiunto sarebbero stati fonte di gioia e appagamento morale per i familiari, e che l'essere stati privati di questa soddisfazione acutizza il dolore sofferto. È un'applicazione concreta del principio secondo cui il danno da perdita del rapporto parentale non è un importo fisso ma va calibrato sulle circostanze specifiche del caso, incluse le prospettive di vita e carriera della vittima.

Questa sentenza si inserisce in un filone giurisprudenziale ormai consolidato: la Cassazione ha più volte ribadito che il mancato uso delle cinture di sicurezza costituisce un comportamento colposo del danneggiato che incide sulla quantificazione del risarcimento, e che spetta al danneggiato dimostrare che il danno si sarebbe verificato comunque anche con la cintura allacciata — un onere probatorio difficilissimo da assolvere.

Per chi subisce un sinistro o per i familiari di una vittima, il messaggio è chiaro: il concorso di colpa per mancata cintura non riguarda solo il conducente ma anche i passeggeri, e può ridurre drasticamente il risarcimento anche quando la responsabilità dell'incidente è interamente altrui. Indossare sempre la cintura non è solo una questione di sicurezza personale: è anche una tutela economica per sé e per i propri cari.

Fonte: Il Giorno